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Empatia, emozioni e nervo vago

QUANTO CONTA CAPIRE LE EMOZIONI DEI NOSTRI PAZIENTI? EMPATIA, EMOZIONI E NERVO VAGO… QUANTO CONTA CAPIRE LE EMOZIONI DEI NOSTRI PAZIENTI? A QUESTA DOMANDA OGNI TERAPISTA, SIA ESSO FISIOTERAPISTA, OSTEOPATA, MA ANCHE MEDICO, INFERMIERE, O APPARTENENTE A QUALSIASI PROFESSIONE DI CURA, OGNUNO HA PROVATO A TROVARE LA RISPOSTA. ORA ABBIAMO RISCOPERTO UNA RISPOSTA NELLE PAROLE EMPATIA, EMOZIONI E NERVO VAGO… Il riconoscimento delle espressioni altrui fa parte di una delle capacità che forniscono empatia ad un essere umano. Parleremo in un altro articolo di empatia, ma per ora concentriamoci in questo particolare aspetto della comunicazione non verbale. Comprendere le emozioni dei nostri pazienti QUESTA DOMANDA  Già Charles Darwin (1872/1965) nel suo testo “Le espressioni delle emozioni negli uomini e negli animali” aveva rilevato, seppure con conoscenze scientifiche non corrette al 100%, che le espressioni delle emozioni fossero collegate ad una duplice via che va dal cuore al cervello. Le sue teorie sono state riprese nei primi anni 2000 da Porges  attraverso la teoria delle influenze polivagali in cui egli discute del fatto che il nervo vago sia la chiave filogenetica che correla comportamento sociale ed emozionale. Da questo deriva l’analisi di due componenti vagali che si possono riassumere in una branca primitiva (The Dorsal Vagal Complex) legata ai comportamenti paralizzanti durante la paura ovvero legato ad esempio all’atteggiamento di molti animali quando si fingono morti, e un’altra branca più evoluta (The Ventral Vagal Complex) legata alla comunicazione sociale e a meccanismi di regolazione nell’auto-regolazione e auto-consolazione. La teoria delle influenze polivagali sostiene che queste influenze vagali siano direttamente collegati al rispondere e riconoscere delle informazioni sociali. Che cosa vuol dire in pratica? Che ad una alterazione del nervo vago posso avere un’alterazione della capacità di riconoscere le emozioni altrui ovvero di mettermi in sintonia  e in empatia con gli altri, tra le altre cose. Questo è stato confermato da un recentissimo articolo di Colzato LS e altri, verificando la capacità di riconoscimento delle emozioni variando la stimolazione del nervo vago utilizzando il Reading the Mind in the Eyes Test. Cosa da poco? Non direi proprio… Innanzitutto il riconoscimento delle emozioni è legato alla capacità di...

Parliamo di amore e…non solo

Bentrovati  nella nostra rubrica! Questo mese la nostra riflessione si orienta verso un tema molto delicato, nel quale ognuno di voi ha sicuramente investito migliaia di ore, lacrime, gioie e fazzoletti. Ebbene sì, parliamo proprio di quello: l’amore. Amore che in antichità era rappresentato come un angioletto alato, armato di arco e frecce, e temuto da tutti, persino dal padre degli dei, vista la portata del suo potere. Non c’è essere umano, in ogni epoca e terra, che non abbia, almeno per poco, provato questo delirante, emozionante, debilitante, entusiasmante...

RUNNING IS NOT ONLY ABOUT LEGS

Qualche settimana fa mi stavo guardando il documentario di National Geographic “Breaking2”, sostanzialmente il tentativo messo in piedi da Nike per tentare di abbattere il fatidico “muro” delle 2 ore nella distanza di 42,192 km della maratona. Di tutto il filmato c’è una frase che in particolar modo mi ha colpito, detta proprio da Eliud Kipchoge, l’unico dei tre atleti scelti ad aver sfiorato l’impresa: “Marathon is life. It’s not about the legs but it’s about the heart and mind.”  È esattamente quello che dico ad ogni persona quando mi chiede come faccio a correre così tanto, “you can do it only with your mind”. E questo lo capisci facilmente quando nella tua mente non gironzolano solo pensieri positivi, oppure semplicemente quando i problemi quotidiani legati a lavoro, famiglia, ecc ecc, si accavallano lasciando poca serenità necessaria per far muovere il tuo corpo leggero spinto dai buoni pensieri. Devo dar ragione al buon Samuele Bersani quando in “Giudizi Universali” canta “troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane … togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace”. A volte basterebbe davvero poco: stop “ragione”, su le scarpette da running e via, libero e felice vai, corri a perdifiato più che puoi… Purtroppo noi runners sappiamo benissimo che non è così. Una buona corsa la si può fare solo con una mente molto allenata, “solida”, dove riesci continuamente ad innestarci dentro pensieri positivi.  Ma a volte, ahimè, è “troppo cerebrale” appunto. Quindi, che fare? La risposta è semplicissima: “recovery time”, non solo per il fisico, ma anche per la mente. Sia chiaro, non sto parlando di “professionismo”, per loro il tempo ed il periodo di recupero va scelto accuratamente in base al calendario gare (e vale per tutti gli sport); per noi comuni mortali invece, quando capita, capita. Bisogna semplicemente rendersene conto e sapersi “ascoltare”. Quando siamo fisicamente acciaccati capiamo benissimo che è il caso di “prendere tempo”, lo stesso vale per la nostra mente, ogni tanto lasciamola “respirare”, fissiamo l’obiettivo a “bocce ferme” e riusciremo a ripartire con il “piede giusto”, magari con il buon pensiero lasciato sempre da Eliud Kipchoge nel documentario...

C’ƒ UN UCCELLINO A TERRA…COSA DEVO FARE?

Quale tipologia di volatili può capitare di trovare a terra? Nelle aree urbane le specie nelle quali è più facile imbattersi sono merli, rondoni, cornacchie, gazze, storni e rapaci, che possono essere adulti o nati da poco. Nello specifico possiamo trovare: • esemplari adulti feriti con lesioni evidenti, come ad esempio la mancanza di simmetria tra le ali, segno che una delle due ha subito un trauma, oppure una mancanza di penne; • esemplari appena nati (pulli) feriti che, come nel caso precedente, ad un primo esame presentano anomalie visibili; pulli sani. Tale distinzione non vale solo per una specie, il rondone. In questo caso infatti, che sia pullo o adulto, il rondone non è in grado di riprendere il volo autonomamente per un’incapacità fisica, quindi va raccolto e, dopo aver verificato che non presenti lesioni, accompagnato all’atto del volo per verificare se è in grado di librarsi nuovamente. Cosa fare se l’esemplare è ferito? Il volatile va portato immediatamente presso il centro specializzato nel recupero della fauna selvatica (CRAS o CRFS) più vicino (contattando la Polizia Provinciale) dove personale specializzato potrà fare una valutazione e presterà le prime cure. Come fare per capire se il volatile è effettivamente ancora un pullo? Dipende dalle specie. Nel caso in cui siano completamente implumi è evidente e se si trovano a terra dipende da una motivazione esterna, come ad esempio un forte vento o temporale, che ha fatto cadere il nido. Se invece si tratta di pulli nati da poco ma già ricoperti da penne, queste saranno molto corte e avranno ancora ben visibile alla base l’astuccio che le origina (vedi foto). In alcune specie è possibile individuare tratti molto caratteristici della giovane età, come ad esempio l’essere ricoperti da un piumino bianco per i rapaci, o l’avere un labbro esterno rispetto al becco di un colore diverso (ad esempio giallo nei merli, storni e cince) in modo che i genitori vedano con facilità il punto nel quale imbeccarli. Se il pullo sembra sano, come bisogna comportarsi? In primo luogo bisogna tenere presente che è assolutamente normale che alcuni pulli escano dal nido prima di essere fisiologicamente pronti per volare. Per qualche giorno restano a terra, spostandosi di qualche metro saltellando, e vengono alimentati dai genitori che, guidati dal loro...

Che tipo di rivestimento in facciata?

Quali sono i requisiti principali che deve rispettare un involucro esterno di un edificio? Funzionalità, estetica e protezione! Nel mercato è presente una vasta gamma di materiali di rivestimento che consentono di soddisfare queste tre caratteristiche, arricchite da una certa creatività in facciata. Molto importanti sono le caratteristiche tecniche dei materiali impiegati: la durevolezza, la resistenza ai raggi UV, la resistenza al fuoco, la manutenzione, la riparabilità, la prestazione strutturale. Ogni progettista può scegliere il materiale più adatto in base al contesto nel quale l’edificio s’inserisce, alle condizioni climatiche del sito, al prospetto che intende realizzare. Vediamo di seguito le principali tipologie di materiali impiegati per i rivestimenti in facciata: - Rivestimenti metallici: i più comunemente usati sono l’acciaio, l’alluminio utilizzato anche per le pareti ventilate, il rame che legato ad altri metalli soddisfa requisiti funzionali ed estetici, lo zinco, ecc… Questi materiali sono disponibili in pannelli, oppure in tele e tessuti con trame flessibili e resistenti, o anche in reti stirate oppure in scandole metalliche. - Rivestimenti in materiali compositi: solitamente si presentano in pannelli con struttura a sandwich, rivestiti all’esterno in alluminio o zinco, oppure vi sono pannelli monolitici in materiale composito caratterizzati da elevata resistenza alle rigide temperature, ai raggi UV ed al vento. - Rivestimenti in laminati plastici: pannelli in policarbonato alveolare, semplici da posare, ideali per buone rese estetiche, o sistemi modulari ondulati di policarbonato per tamponamenti traslucidi ed opachi, abbinati a lastre in fibrocemento. - Rivestimenti in pietra naturale: la pietra è un materiale che ben si presta alle applicazioni per esterni e si può trovare nelle più svariate forme e colori, liscia o ruvida. - Rivestimenti in pietra artificiale: i pannelli in pietra artificiale sono spesso composti da resina, fibra di vetro e polvere di pietra naturale e riproducono l’effetto di un muro in pietra naturale, leggeri e pratici da usare, di spessore ridotto. - Rivestimenti in legno: il legno è un materiale naturale che si modifica a causa dell’invecchiamento, pertanto è doveroso scegliere i tipi di legno più adeguati, i trattamenti che garantiscano durabilità, e tipi di protezione per conservarne l’effetto naturale. - Rivestimenti in altri materiali: vi sono pannelli in gres porcellanato, robusti e...

Casa dolce casa

L’abitazione? È sempre il sogno degli italiani, meglio soprattutto se è una casa di proprietà. Anche se il mercato immobiliare deve ancora fare i conti con la minore disponibilità nelle tasche di moltissimi cittadini rispetto ai tempi passati e con le banche che prima di erogarti un mutuo - sempre che decidano di erogartelo - ti rivoltano come un calzino. Ma quattro muri e un tetto rappresentano immutabilmente uno dei beni primari a cui la gente aspira. A confermarlo è un’indagine condotta dalla Doxa su un campione di 1500 individui rappresentativo della popolazione del nostro Paese. Di questi la quali totalità, e cioè il 94%, considerano la casa un fattore importante della propria vita. Lo stesso pensiero è condiviso anche dai più giovani, che tuttavia non lo considerano più un investimento chiave. Anche perché, rispetto ai giovani delle passate generazioni, le certezze economiche sono assai più carenti e le opportunità di lavoro, spesso precarie e sempre più frequenti anche all’estero, rendono difficoltoso mettere radici da qualche parte. Chi comunque ha in programma di acquistare un immobile, o lo possiede già, ha anche le idee piuttosto chiare sulle caratteristiche che deve avere. Anche se non sempre è possibile trovare in una abitazione tutte le peculiarità che vogliamo. Esiste comunque una “casa ideale” per gli italiani, come è emerso da un altro sondaggio presentato all’ultima edizione dell’Osservatorio sulla casa. Ed è una dimora che deve rispondere a cinque fondamentali requisiti: deve essere comoda da vivere, attenta alla salute, rispettosa dell’ambiente, “smart” e cioè gestibile con sistemi intelligenti e innovativi e deve far risparmiare nei consumi. E scusate se è poco. Deve essere anche una casa “modulabile”, con la capacità di modificarsi nel tempo in base alle esigenze di chi la abita, e facilmente collegata ai servizi. Non a caso le caratteristiche del quartiere e la vicinanza ai mezzi pubblici e ai negozi sono alcuni tra i fattori prioritari nella scelta dell’abitazione. Un bene da vivere, ma anche da “curare”. L’85% degli intervistati ha dichiarato infatti di avere eseguito lavori di ristrutturazione. Una buona notizia per le imprese del settore, anche se quasi il 30% dei proprietari afferma di...

Benvenuto 2018!

Sei appena arrivato e in tanti hanno giíæ grandi aspettative su di te. Si inizia sempre con tanti buoni propositi, belle promesse, nuovi obiettivi ma, nel bene e nel male, capiteríæ che a qualcuno di sicuro non piacerai. Questo í lo scotto da pagare per essere il nuovo anno. Ma non preoccuparti, nella moda questo non succede. Gli stilisti lavorano per noi molti mesi prima facendoci conoscere in anticipo le tendenze della stagione, cosíå possiamo scegliere cosa ci piacerebbe indossare e cosa non acquisteremo mai. Per la primavera-estate 2018 gli stilisti gridano äóìlibertíæäó: esprimersi liberamente seguendo le ispirazioni dettate in passerella assecondando la propria personalitíæ. Quindiäó_ dimentica le regole e stravolgi il tuo guardaroba. Punta sulle tinte forti, sui colori e sulle fantasie senza dimenticare le righe. Il clima frizzantino ti aiuteríæ a sbarazzarti dei colori invernali e dei capi pesanti. Ma la parola chiave della prossima stagione í äóìriesumareäó, riutilizzare i capi, delle stagioni passate, giíæ presenti nelläó»armadio proprio come hanno fatto i big della moda che si sono ispirati agli anni 80 e 90. Eh si, perchí© in veritíæ, per la prossima stagione non ci sono nuovi trend. Saríæ per mancanza di idee, saríæ che siamo in un momento sociale in cui il paese ha perso la propria identitíæ, i brand pií_ famosi come Fendi, Prada e Chanel si sono imbattuti in un remake delle collezioni passate pií_ vendute. Ma non preoccuparti, per noi fashioniste non í un problema, con i giusti abbinamenti saremmo cool comunque! Allora sei pronta? Carta e penna alla mano, appunta tutto quello che ti piace e che non potríæ mancare nel tuo guardaroba! Logomania: dai capi agli accessori scoppia - con la doppia F di Fendi e la tela obliqua di Christian Dior - la logo mania delle grandi maison ispirata agli anni 70. A righe e in trama floreale si riconferma il trend del pigiama tailleur come quelli proposti da MSGM (vedi foto). I tutoni da benzinaio ritornano in passerella, abbinati ad accessori super chic per creare look di contrasto e super femminili. (Laura Biagiotti vedi foto). Volume, senza forme e capi oversize...

Sommelier: un appassionante lavoro diVino

Sembra che la parola sommelier abbia origine dalläó»abitudine dei soldati della sussistenza delläó»esercito di Napoleone di legare , in francese äóì lier äóì le botti destinate ai generali su di un mulo da soma, in francese äóì somme äóì, da qui sommelier ! Cäó»í perí_ chi sostiene che i francesi attinsero il termine nelläó» Ottocento proprio dalläó»italiano äóì somigliere äóì, infatti cento anni prima il Duca di Savoia, aveva istituito la figura del äóì somigliere di bocca e di corte äóì che stando ai documenti delläó»epoca era un vero e proprio pubblico ufficiale incaricato di ricercare e valutare i vini, che poi sigillava con il timbro delläó»anello imponendo le insegne ducali, stabilendo inoltre la corretta maniera nel servirli con regole molto rigide. Comunque quello del sommelier í un mestiere molto pií_ antico. Nelläó» antica Grecia troviamo un Simposiarca, chiamato anche Coppiere Arcante, il quale era responsabile del Symposium, cioí il momento finale del banchetto quando gli uomini si riunivano per bere e discutere di arte, filosofia e politica. Con läó»Impero Romano ha un ruolo molto importante läó»Arbiter Bibendi o Pocillator, una persona estremamente fidata che aveva läó»incarico di preparare, prima delläó»inizio del banchetto, la migliore miscela di acqua e vino per gli ospiti. Veniva usato il vino albano, cioí bianco, a cui si aggiungeva zucchero; si procedeva quindi alla cottura e a discrezione del sommelier di epoca romana erano aggiunti miele e piante aromatiche e medicinali. íš dopo il III secolo d.C. che si inizia a bere il vino senza aggiunta di acqua e nascono i primi luoghi dove si vende vino. Bisogna fare passare ancora mille anni perchí© nei palazzi dei grandi signori ed anche nei conventi si trovi läó» antenato del sommelier qualcuno cioí che studia läó»arte di conoscere i diversi tipi di vini. In epoca rinascimentale troviamo il Buttigliere figura importantissima nelle corti nobili italiane che serviva il prezioso vino con un rigido cerimoniale ed inoltre aveva anche läó»importante ruolo di responsabile della salubritíæ delle bevande. Oggigiorno il lavoro di sommelier í un lavoro affascinante, fatto di un mix di conoscenze tecniche e commerciali. Una figura professionale altamente qualificata che richiede competenze...

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